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    PARLIAMO DI NOI

    Oggi ho assistitito ad una conferenza tra università, aziende e mondo del lavoro dal titolo "LA COOPERAZIONE
    TRA UNIVERSITA', IMPRESE E ISTITUZIONI PER TRASFORMARE I FINANZIAMENTI DELLA RICERCA IN INVESTIMENTI CHE
    GENERINO VALORE".
    Sottotitolo
    "MODELLI DA IMITARE IN CAMPO INTERNAZIONALE E STRATEGIE PER IL NOSTRO CONTESTO"

    Il dibattito si apre subito con un tema importante, la spesa complessiva dello stato al mondo dell'istruzione,
    in particolare al mondo dell'università e della ricerca, ad oggi risulta essere la più bassa in Europa. Alcuni
    tra i tanti motivi di questo record negativo sono il fatto che abbiamo il maggior numero di docenti e il
    maggior numero di corsi di laurea, alcuni dei quali come avrete sentito in questi giorni, conta la frequenza
    di pochissimi iscritti a tali corsi, a volte anche di un solo partecipante.
    Risultato, troppi soldi spesi male, meno soldi per le cose che servono al paese per uscire forte da questa
    crisi economica.
    Proseguiamo fornendo alcuni dati da recenti statistiche.
    Una classifica del Times (testata americana) riguardante le migliori università del mondo stilata pochi giorni
    fà vede la prima università italiana in classifica, che risulta essere quella di Bologna, al 192° posto,
    seguita dalle altre oltre il duecentesimo. Dati scioccanti.
    Un dato positivo è che la richiesta dei laureandi in Italia da parte delle aziende è salita dal 7,2% del 1991
    al 10% del 2008, tutto questo viene subito eclissato dalla percentuale degli altri paesi europei che risulta
    essere del 30%. Ma non vi esaltate troppo perchè un altro dato scioccante viene subito da alcune recenti
    statistiche che risalgono al primo bimestre del 2009 in cui la percentuale della richiesta dei laureati in
    Italia è calata del 23%. Mi chiedo a questo punto, i nostri politi che fanno in proposito? O che hanno fatto?
    Un'accenno di risposta mi viene dal ministro Gelmini.

    Vediamo prima la sua proposta di legge (cito testualmente):
     La nuova legge finanziaria (o DL 133) è una manovra di innovazione, svecchiamento dirigenziale e per quanto
    riguarda scuola e università, è una manovra che guarda al futuro dello studente, con una scuola/università che
    sia più efficiente e più al servizio dello studente. Iniziamo da un dato allarmante.. in Italia esistono
    167mila bidelli a fronte dei 118 mila carabinieri..di conseguenza un bidello ogni due classi.
    Esistono più di 10mila istituti scolastici con meno di 80 studenti. In Italia vengono spesi milioni e milioni
    di euro, nelle telefonate per cercare le supplenze, senza pensare che il 90% dei Fondi di Finanziamento
    Ordinari che il Ministero dell’Università eroga ogni anno per gli Atenei viene speso nel mal pagamento dei
    Docenti e tecnici. Mal pagamento perché rispetto a quello che guadagnano altri in Europa i nostri sono miseri.
    Siamo al terz’ultimo posto dei paesi dell’OCSE( organo internazionale per lo sviluppo economico e sociale)
    Vediamo per i vari livelli di istruzione cosa prevede la riforma:
    1) MAESTRO UNICO
    I bambini delle elementari durante il primo ciclo scolastico, hanno bisogno di una figura forte e determinante
    che insieme ai genitori contribuisca all’educazione del bambino stesso. Chi ha avuto il maestro unico, lo
    ricorda con piacere. Le ore previste per il maestro unico sono 24. Mentre le restanti ore sono da assegnare a
    docenti specializzati nell’insegnamento della lingua inglese, nell’insegnamento dell’informatica e nell’
    insegnamento dell’educazione civica soprattutto per quanto riguarda la costituzione e la cittadinanza. Tutto
    questo verrà messo in atto sin dal primo anno di scuola elementare.
    2) LIBRI DI TESTO
    Viene fatto un accordo con le case editrici per mantenere per almeno 5 anni, lo stesso prezzo del libro; con
    l’obbligo in caso di revisione del testo, di presentare ai vari edifici scolastici l’aggiornamento del testo.
    Questo è valido per elementari,medie e superiori.
    3) Ecco qui una delle più grandi novità
    L’I-Book ossia il libro su internet, facilmente consultabile a costo zero per tutte le scuole
    primarie,secondarie e superiori, fatta eccezione per qualche testo specialistico che sarà scaricabile a
    pagamento. Questo non solo rende le cose più semplici, ma le rende più economiche perché come detto prima i
    prezzi sono BLOCCATI per almeno 5 anni.
    Anche dalle scuole primarie la valutazione sarà in decimi e quindi, non esisterà più il buono,il sufficiente o
    l’ottimo. Questo viene fatto per rendere più omogeneo il percorso scolastico dello studente. Per quanto
    riguarda i debiti delle scuole superiori, la normativa prevede che vengano superati con gli esami di recupero
    proprio come avviene adesso.

    4) VALUTAZIONE DEL COMPORTAMENTO DEGLI STUDENTI
    Tutti quanti sappiamo che nel corso di questi anni, gli episodi di bullismo sono stati tanti,soprattutto
    ingiustificati, e non hanno fatto altro che incrementare il sintomo di sfiducia nei confronti della scuola e
    dei propri insegnanti.
    Ecco l’altra novità.
    Torna il voto in condotta. Con il 5 in condotta non si passa all’anno successivo. Non solo..Ogni singolo caso
    di bullismo non verrà più trattato come fenomeno mediatico, ma verranno applicate delle “sanzioni” che
    prevedono attività sociali e attività extra-scolastiche. Sin dal primo anno di elementari proseguendo per i
    vari cicli scolastici, sono attivate azioni di sensibilizzazione e di formazione del personale finalizzate
    all’acquisizione delle conoscenze e delle competenze relative a «Cittadinanza e Costituzione», nell’ambito
    delle aree storico-geografica e storicosociale.
    UNIVERSITA’ E RICERCA SCIENTIFICA
    Chi vive a pieno l’Università,sa che in questi giorni le mobilitazioni sono state numerose, con conseguenti
    scioperi dei docenti e ricercatori e quindi sospensione della didattica. Perché fa male la riforma Gelmini a
    una parte dell’Università ? Per un semplice motivo: L’Università pubblica in questi anni, è diventata feudo
    dei Baroni, ossia di quei professori o dirigenti che fregandosene delle classifiche di anzianità e merito,
    hanno inserito nell’organico universitario parenti,amici o colleghi di partito (che in toscana sono tutti
    dichiaratamente schierati a sinistra) Ecco cosa prevede la riforma:
    A chi vi riferisce che l’Università pubblica sta per morire, fategli fare queste considerazioni

    1) La trasformazione dell’università in fondazione è deciso dal Senato Accademico (organo centrale dell’
    università composto da docenti,rettore,dirigenti e studenti) con maggioranza assoluta in unica seduta. Ci deve
    essere una maggioranza di 2/3 nei voti favorevoli..QUINDI NON DIPENDE DAL MINISTERO
    2) Ogni immobile dato in gestione all’ateneo, subito dopo il passaggio in fondazione, diventa PROPRIETA’
    dell’università stessa. Quindi gli utili che se ne possono ricavare da un’eventuale vendita non vanno al
    ministero, ma, RIMANGONO ALL’UNIVERSITA’ DI COMPETENZA.
    le fondazioni universitarie sono enti senza scopo di lucro. Quindi a fine anno, ogni qual volta viene redatto
    il bilancio, la differenza tra ricavi e spese deve essere pari a 0, eventuali fondi in avanzo DEVONO
    OBBLIGATORIAMENTE essere re-investiti per finanziare la ricerca o per attività universitarie. In caso di buco,
    è prevista una copertura temporanea effettuata dalla Fondazione Istituto Italiano di Tecnologia, ma che l’
    università di competenza deve restituire in tempi concordati con il ministero delle finanze.
    Tanti pensano che sia la privatizzazione dell’università, mentre realmente non è altro che un investimento che
    società private o PUBBLICHE effettuano all’università, per investire nella ricerca. Succede un po’ come fanno
    in America. Le società investono nelle università, che a sua volta prepara gli studenti e porta avanti la
    ricerca. Non solo.. Viene sviluppato un rapporto di cooperazione tra università e società pubblica/privata al
    fine di garantire un adeguato e graduale inserimento nel mondo del lavoro. N.B TUTTO IL CONTRARIO AVVIENE IN
    ITALIA!!!!
    Abolizione di un ente statale inutile (IRI) che in questi anni ha speso più soldi di quelli che ha erogato
    (dati
    Istat maggio 2008). Entrano la Fondazione Istituto Italiano di Tecnologia, associazione senza scopo di lucro
    controllato dal ministero delle finanze e de quello dell’università. Tutti i soldi che possiede questa
    fondazione saranno destinati a programmi di ricerca presso primari centri di ricerca in Italia pubblici o
    privati che siano.
    Fin qui tutto bene. E’ assolutamente normale che venga fatto qualche taglio, anzi è più che giusto
    considerando che nell’amministrazione pubblica( quindi anche per scuola e università) vengono spese
    inutilmente milioni e milioni di euro. Bisogna vedere dove vengono fatti.
    Quindi
    Essendo che esistono un’infinità di professori, molti dei quali dirigono corsi formati da meno di 10 persone,
    si avrà una graduale riduzione del personale. Questo può essere solo accolto con piacere,almeno si tenterà di
    eliminare il baronato, ci saranno meno professori ma più qualificati, e si diminuirà il numero del personale
    tecnico e amministrativo che è davvero eccessivo. Se fate un rapporto tra spese effettuate per la scuola e
    qualità scolastica, questi tagli sono doverosi.
     
    IN DEFINITIVA SI HA:

    RIDUZIONE DEGLI SPRECHI - RIDUZIONE DEL PERSONALE INUTILIZZATO - AUMENTO DELLA QUALITA’ DI SCUOLA E
    UNIVERSITA’ - RITORNA IL VOTO IN CONDOTTA PER CONTRASTARE IL BULLISMO - RITORNO AL MAESTRO UNICO ALLE
    ELEMENTARI - LIBRI DI TESTO SU INTERNET FACILMENTE SCARICABILI - PREZZI DEI LIBRI BLOCCATI PER ALMENO 5 ANNI -
    MAGGIORI FONDI PER UNIVERSITA’ E RICERCA - MANTENIMENTO DEGLI FFO - NON AUMENTANO LE TASSE UNIVERSITARIE -
    MAGGIORI FONDI PER IL FINANZIAMENTO SCOLASTICO - PARTECIPAZIONE DI ENTI PUBBLICI O PRIVATI NELLE UNIVERSITA’-
    EVENTUALI FONDI IN ABBONDANZA ALLE FONDAZIONI, USATO COME STRUMENTO PER INCREMENTARE LA RICERCA.
     
    Tornando a noi e alla nostra conferenza, non essendo io un politico ma solo una persona pensante, se questa
    riforma giova sia all'istruzione, che alla ricerca, che all'economia del paese, allora ben venga, ma che ci
    siano davvero queste modifiche e che il personale docente e i vari bidelli di scuole primarie e università
    "NON VENGANO MANDATI A SPASSO PER POI RITROVARCI PEGGIO DI PRIMA"
    GIUDICATE VOI.

    Un'altro argomento importante che è stato affrontato nel corso del dibattito è quello del valore legale del
    titolo di studio. Io stesso non conoscevo questa cosa perciò mi sono documentato. Vediamolo insieme:
     
    Il valore legale del titolo di studio determina la certezza legale del possesso, da parte dei titolari, di una
    preparazione professionale in conformità agli standard fissati dall’ordinamento didattico nazionale. La
    partecipazione a concorsi pubblici e l'accesso ai concorsi per l'iscrizione agli albi professionali richiede
    molto spesso il possesso di un titolo di studio rilasciato da una scuola o università riconosciuta
    nazionalmente. Spesso inoltre un valido titolo di studio viene richiesto da imprese private, anche nei casi in
    cui non ne hanno l'obbligo.
    Quindi il valore legale ha tre effetti: (1) la necessità per un lavoratore in molti casi di possedere un
    titolo proveniente da una scuola "riconosciuta" per accedere a certi settori del mercato del lavoro; (2) la
    necessità (di fatto, non di diritto) per chiunque voglia istituire una scuola o università privata di ottenere
    la "certificazione" ministeriale, e quindi sottostare a certi direttive ministeriali. Infine, (3) la
    parificazione nei concorsi della qualità dei titoli di studio (rilasciati dalle scuole riconosciute), che
    contano tutti allo stesso modo; in generale la certificazione crea un appiattimento nella percezione della
    qualità dei vari titoli di studio anche nel settore privato.
    I primi due problemi sono collegati, quindi li affronterò assieme. La necessità di un titolo di studio per
    praticare certe mansioni non è una prerogativa italiana. Per esempio, negli Stati Uniti, per accedere alla
    professione di avvocato, occorre superare il “bar exam”, una sorta di esame di iscrizione all’albo. In quasi
    tutti gli stati, l’iscrizione all’esame richiede il titolo di studio acquisito da una Law school accreditata
    dall’albo; esistono dozzine e dozzine di scuole accreditate, alcune ottime, altre mediocri. Quindi, il titolo
    di diplomato in legge ha valore legale. Sempre negli Stati Uniti, non si può praticare la professione medica
    senza aver prima acquisito un titolo da una Medical school. Quindi il titolo di dottore acquisito in una
    Medical School, ha valore legale. Infine, la parrucchiera di Lower Manhattan che mi taglia i capelli tiene
    accanto allo specchio un certificato ben incorniciato del dipartimento sanitario dello stato di New York che
    certifica il titolo conseguito; la certificazione è necessaria per praticare la professione di parrucchiera;
    quindi, il titolo di estetista conseguito in 6 mesi al community college di Brooklyn ha valore legale.
    La differenza con il modello americano è che la certificazione dei curriculum in Italia viene fatta
    centralmente, mentre negli Stati Uniti viene fatta in certi casi a livello federale, in certi casi a livello
    statale o locale, in certi altri casi da associazioni professionali di natura privata ma di fatto a carattere
    pubblico. In sostanza non mi pare una gran differenza. È vero che per aprire una università privata in Italia
    occorre un'approvazione del ministero, e quindi, di fatto, adeguare i curriculum a certi requisiti stabiliti
    centralmente. Ma i requisiti sono minimi. Si ricordi che vale il principio della libertà accademica (che è
    buona cosa): i contenuti dei corsi sono stabiliti dal docente incaricato, non dal ministro. Per esempio, anche
    se la Bocconi, per mantenere il riconoscimento ministeriale, è tenuta ad insegnare diritto commerciale ai
    laureandi in Economia e Commercio, i contenuti del corso possono essere ben diversi da quelli dello stesso
    corso insegnato a Ca' Foscari.
    Riassumendo, cosa si otterrebbe eliminando la necessità di possedere un titolo rilasciato da una scuola
    certificata? Commercialisti con bisturi e stetoscopio? Laureati in legge al tecnigrafo a progettare ponti e
    grattacieli? Geometri a difendere cause in tribunale? Questo non succede e non è possibile in nessun paese al
    mondo, salvo poche eccezioni. Anche se fosse possibile, l'aumento della concorrenza nel mercato delle
    professioni che ne risulterebbe sarebbe minimo. Anche ora nessuno vieta ad un’impresa edile di assumere un non
    laureato per effettuare i calcoli strutturali di un edificio (se lo ritiene competente in calcoli
    ingegneristici). Certamente, la “firma” del progetto deve essere poi effettuata da un ingegnere iscritto all’
    albo (che può essere invece un incapace). Similmente esistono certamente casi di persone che vanno a “curarsi”
    da ciarlatani, laureati o meno (ricordate Di Bella?). Inoltre, sembra anche che il titolo di studio conti
    sempre meno nelle ricerche di lavoro.
    Quindi, la rimozione del valore legale avrebbe effetto solo per i posti soggetti a concorso pubblico, che, è
    vero, non sono pochi, ma quale sarebbe il suo vero impatto? Io mi azzardo a dire che sarebbe minimo. Non credo
    che molti laureati in ingegneria aspirino a partecipare ai concorsi per giudice.
    Credo si faccia molta confusione sul significato di valore legale. Con l'abolizione del valore legale molti
    intendono una serie di misure ad esso collegate, ma che con esso hanno poco a che fare. In quasi tutti i paesi
    del mondo esistono leggi che proibiscono l’esercizio di molte professioni senza un adeguato titolo di studio e
    una licenza. Parlare troppo del valore legale del titolo di studio significa dimenticare il vero problema del
    mondo accademico italiano, e cioè la mancanza di concorrenza fra atenei, ed il vero problema della pubblica
    amministrazione e delle professioni in genere: mancanza di incentivi, ordini professionali che limitano la
    concorrenza. Parliamo di questo, please.
     
    Per quanto riguarda  i laureati in ingegneria, ed io sono uno di quelli, mi trovo abbastanza d'accordo sul
    fatto che non aspiro a partecipare a dei concorsi da giudice.
    GIUDICATE VOI!
    Proseguiamo la nostra avventura in questo dibattito con altri interessanti dati:
    il numero delle sedi universitarie in Italia è poco minore di 80. Sono troppe secondo voi? In inghilterra sono
    165, in Francia 120, ma a prescindere dal numero in Italia di quelle che ci molte funzionano male e parecchie
    hanno obbiettivi di formazione uguali tra loro, in inghilterra non è così.
    In america, oltretutto, la spesa maggiore a sostenere tali obbiettivi è affidata per il 60% alle famiglie, per
    un'altra percentuale ai privati e il restante allo stato. La percentuale di investimenti dello stato in
    America è comunque maggiore della percentuale dell'Italia.
    Che fine fanno i soldi dello stato?
    Parliamo un pò della crisi economica. Nel nostro paese a partire dalla metà degli anni 90 abbiamo avuto 3
    shock importanti che hanno causato un indebolimento del nostro sistema.
    1) Diminuzione delle cosiddette TECNOLOGIE ORIZZONTALI quali bio-tecnologie, nano-tecnologie, tecnologie dei
    materiali che in america al contrario prendevano sempre più piede.
    2) ACCELLERAZIONE DELLA GLOBALIZZAZIONE. L'ingresso di nuovi competitori nel panorama economico mondiale ha
    ridotto la nostra competitività
    3)Ingresso dell'euro. Passaggio quindi da una moneta debole ad una forte a volte anche sopravvalutata.
    Negli anni 90, volendo fare un paragone, cresceva ogni settore. Questa crescita era determinata dai soggetti
    che entravano nel mercato, per cui la competizione era centrata sul numero.
    Adesso "CE LA FA'" chi raggiunge l'eccellenza.
    Una cosa buona, a mio avviso, lanciata dall'ultimo governo Prodi è stato il disegno di legge sulla nuova
    politica industriale chiamato Industria2015.
     
    Industria 2015 stabilisce le linee strategiche per lo sviluppo e la competitività del sistema produttivo
    italiano del futuro, fondato su:
    un concetto di industria esteso alle nuove filiere produttive che integrano manifattura, servizi avanzati e
    nuove tecnologie; 
    un’analisi degli scenari economico-produttivi futuri che attendono il nostro Paese in una prospettiva di
    medio-lungo periodo (il 2015).
    La strategia del Governo individua nelle reti di impresa, nella finanza innovativa e soprattutto nei Progetti
    di Innovazione Industriale i nuovi strumenti per garantire il riposizionamento strategico del sistema
    industriale italiano nell’ambito dell’economia mondiale, globalizzata e fortemente competitiva.
    Si tratta di una strategia che mira ad individuare i driver fondamentali del cambiamento in un’ottica di
    innovazione e ad orientare conseguentemente le scelte di politica economica. L'attuazione della strategia fa
    leva sulla capacità di orientare il sistema produttivo verso assetti compatibili con l’evoluzione degli
    scenari competitivi.
    Questa capacità di orientamento si esplica da un lato nell’individuazione di aree tecnologiche produttive e di
    specifici obiettivi di innovazione industriale da realizzare; dall’altro nella mobilitazione intorno a tali
    obiettivi delle amministrazioni centrali e locali, del mondo imprenditoriale, delle università, degli enti di
    ricerca e del sistema finanziario.
    Il Regime di aiuti alla ricerca, sviluppo e innovazione
    E’ stato notificato e approvato dalla Commissione europea il cd. “Regime Omnibus” che costituisce una piccola
    -grande rivoluzione nei meccanismi di incentivazione delle imprese e una chiave di volta per la realizzazione
    dei Progetti di innovazione industriale (PII) del Piano “Industria 2015”.
    Il nuovo regime permetterà infatti alle imprese di scegliere sia la tipologia che la forma di sostegno
    finanziario maggiormente confacenti alle proprie esigenze nell’ambito di attività che vanno dalla ricerca
    industriale, allo sviluppo sperimentale fino alla definizione di prototipi ed impianti dimostrativi per la
    realizzazione di nuovi prodotti e servizi pronti a competere sui mercati internazionali.
     
    CREDO SIANO GIUSTE COSE DEL GENERE, purtroppo adesso con la crisi si pensa maggiormente a garantire gli
    stipendi e i cassa integrati togliendo soldi alla ricerca, ma questo, adetta del dirigente alle politiche
    industriali, sta lentamente cambiando.
    VEDREMO!!!!
     
    Per concludere io credo che i nostri governi, governino male. Dobbiamo smetterla di andare uno contro l'altro
    e prenderci ognuno le responsabilità che gli spettano cercando di non tirare acqua solo al nostro mulino.
    Abbiamo troppe promesse e nessuna risposta concreta. Siamo abindolati da persone che non fanno i nostri interessi e da persone che usano metodi sbagliati per farli. Gli ideali nobili di libertà, uguaglianza, nessuna divisione razziale o culturale, opportunità per tutti sono raggiungibili se smettiamo di tirarci addosso fogli di carta con sopra le nostre volontà e cominciamo a scriverci sopra qualcosa che veramente ha un senso per tutti gli esseri umani. Ci vuole tempo, questo è ovvio, ma ancora non vedo nessuno che quel tempo se lo prende.
     

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